Barga, un piccolo borgo della Toscana, viene spesso chiamato “la città più scozzese d’Italia”… e non è solo una suggestione romantica. Ci sono motivi storici, culturali e perfino visivi che spiegano perché, passeggiando tra le sue strade, sembra davvero di essere in Scozia.
Nella cittadina medievale di Barga, arroccata su una collina nella Val Serchio toscana , tra le bianche Alpi Apuane e i boschi di castagni degli Appennini, molte cose possono sorprendere il visitatore ignaro.
La croce di Sant'Andrea, blu e bianca, sventola sopra ripide stradine acciottolate profumate di glicine. Frammenti di marcato accento scozzese si mescolano al ritmo cadenzato dell'italiano. Nel periodo giusto dell'anno, il suono delle cornamuse risuona nell'aria. Venite verso la fine di gennaio e, se siete fortunati, potrete ascoltare le poesie di Robert Burns e assaggiare l'haggis.
Nel frattempo, durante tutto l'anno, il piatto scozzese per eccellenza, il fish and chips, è presente nei menù dei ristoranti locali. E gli abitanti del luogo, con gli occhi lucidi, non esiteranno a raccontarvi del loro profondo legame emotivo con Glasgow e con le cittadine di Ardrossan e Largs, nell'Ayrshire, sulla costa occidentale della Scozia.
Tutti coloro che la visitano concordano sul fatto che Barga abbia una storia particolare – l'ente turistico locale la proclama con orgoglio come "la città più scozzese d'Italia" – e quando ho visitato questa fiabesca "Brigadoon" per scoprirne la curiosa storia, il sole splendeva come un bagliore dorato nel cielo, le montagne circostanti scintillavano e le strade erano deserte.
Barga era già famosa – era una porta d'accesso fondamentale a Roma per pellegrini, mercanti e commercianti – e vanta una ricca storia. Durante il Medioevo, le città circostanti di Lucca, Pisa e Modena si contesero il dominio in aspre dispute, poiché governarla significava controllare il flusso pedonale, i movimenti di popolazione e, soprattutto, le tasse.
Ripercorrere oggi questa storia è un'esperienza sensoriale: l'edificio più magnifico della città, il Duomo di San Cristoforo , è una chiara testimonianza dell'antica ricchezza di Barga. La colossale facciata in pietra calcarea è una meraviglia architettonica, ornata da simboli che si dice alludano alla presenza e all'influenza dei Cavalieri Templari.
«Barga era una piccola isola di potere fiorentino tra le colline», disse Caproni, mentre iniziavamo la nostra passeggiata da Porta Reale, uno spazio liminale tra la città nuova di oggi e il labirinto medievale di un tempo. «Ma questo è solo l'inizio della nostra storia».
Tra fine Ottocento e inizio Novecento, molti abitanti di Barga emigrarono proprio in Scozia, soprattutto a Glasgow. Qui aprirono gelaterie, caffè e fish & chips, creando una comunità molto unita.
C’è un momento, passeggiando tra i vicoli silenziosi di Barga, in cui qualcosa cambia. La luce dorata della Toscana accarezza le pietre antiche, il profilo delle colline si fa morbido e profondo… e all’improvviso sembra di non essere più in Italia. È una sensazione sottile, quasi impercettibile, ma reale: qui aleggia lo spirito della Scozia.
Non è un’illusione. È memoria.
Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, Barga era un paese povero, come molti borghi italiani. Gli uomini partivano, lasciando alle spalle famiglie e montagne, inseguendo lavoro e dignità. La destinazione? Il Nord, e in particolare la Scozia. Molti si stabilirono a Glasgow, città industriale in piena espansione.
Lì, i barchigiani fecero fortuna con piccoli locali: gelaterie, caffè, fish & chips. Ma non dimenticarono mai da dove venivano.
E così, negli anni, quel filo non si è mai spezzato.
Quando molti emigrati tornarono a casa, non riportarono solo risparmi. Portarono abitudini, gusti, tradizioni. E soprattutto, portarono un pezzo di Scozia nel cuore della Garfagnana.
Ancora oggi, non è raro sentire parlare inglese con accento scozzese tra le piazze. Famiglie miste, seconde case, amicizie durate generazioni: Barga è diventata una piccola enclave culturale, un ponte tra due mondi.
Il suono delle cornamuse tra le colline toscane
Ci sono giorni, a Barga, in cui la suggestione diventa realtà. Durante eventi e manifestazioni, le cornamuse risuonano tra le mura medievali, rompendo il silenzio con note antiche e profonde.
Festival come il Barga Jazz attirano artisti da tutta Europa, ma il legame con la Scozia resta sempre in sottofondo, come una melodia che non si spegne mai.
E poi ci sono le bandiere, i pub, i dettagli: piccoli segnali che raccontano una storia più grande.
A rendere tutto ancora più sorprendente è l’ambiente. Le colline della Garfagnana, verdi e ondulate, ricordano – per un attimo – i paesaggi del Nord Europa. Il cielo sembra più vicino, i colori più intensi, il ritmo più lento.
Il legame è così forte che Barga è gemellata con Prestonpans, ma sarebbe riduttivo parlare solo di rapporti istituzionali. Qui si tratta di identità condivisa, di una doppia anima che convive senza contrasti.
Italiana e scozzese. Mediterranea e nordica. Solare e malinconica.
Barga non è solo uno dei borghi più belli della Toscana. È un luogo dove le storie hanno messo radici profonde, attraversando mari e generazioni.
Un luogo dove si parte… e si torna.
E dove, tra una piazza assolata e un’eco lontana di cornamusa, si scopre che anche la Scozia può sentirsi a casa, nel cuore dell’Italia.







